Sembra il problema principale delle ultime ore.
Tracciare una linea di divisione sulla base della quale riuscire a meglio identificare la situazione ad Aleppo.
Così, mentre la gente muore al ritmo di un battito cardiaco, noi ci fermiamo a pensare quale di queste definizioni può essere la più appropriata.


Persino dalle zone liberate dal controllo degli estremisti islamici non si può più uscire liberamente.
Ad Aleppo la gente era prigioniera del diavolo sino a pochi giorni fa, poi un dio perdente é arrivato e si é preso cura di loro, li ha liberati, almeno in parte; ma decide lui come, dove e quando lasciarli andare, mentre la gente non ha più nulla da mangiare e muore di stenti se non per il fuoco amico.
Aleppo é l’inferno e questo lo sappiamo tutti, sembra che Lucifero si sia aperto la suo porta sul mondo proprio nella città dimenticata.
Ma noi non possiamo preoccuparci di definire se si tratta di genocidio oppure “solo” di crisi umanitaria.
Sembra che stiamo cercando le motivazioni giuste per guadagnare tempo e lasciare che il tempo si arrangi da solo con Aleppo.
Tanto il tempo sistema tutto ci raccontano da grandi.
Una volta finito tutto, perché prima o poi finirà tutto, metteremo i morti, senza nemmeno contarli, davanti alla porta dell’inferno e li lasceremo portare via da un diavolo che per una volta non é sembrato così tanto più cattivo di un dio perdente travestito da uomo civile.

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