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Niente minigonne, shorts e pantaloni a vita bassa. Niente trucco pesante e niente azzardo nel vestire.
E’ successo nelle due scuole medie dell’istituto comprensivo Centro Storico di Moncalieri.
Il punto é che definire il limite tra la volgarità e la normalità non spetta a nessuno tanto meno ad una scuola.
Definire i parametri dell’istruzione e portarli a termine, questo spetta ad una scuola.
Decidere di confinare il modo in cui si studia e in cui si condivide lo studio é quanto meno medievale.
Dire ai ragazzi come vestirsi per leggere Dante piuttosto che il Manzoni non ha alcun senso.
Definirne poi i parametri da un corpo docente che dirà ai giovani come truccarsi é oltre che banale anche ridicolo.
Soprattutto considerando che se si partecipa alle riunioni di classe si incontrano insegnanti che indossano tacchi alti sui quali faticano a camminare e vestono pennellate di trucco per mascherare i segni di un tempo andato per sempre.
No, non rendiamo l’istruzione qualcosa in cui limitare la mente delle nuove generazioni.
Come noi a nostro tempo anche loro hanno bisogno di ispirazione e concentrazione e se il vestirsi in un certo modo può farli stare meglio, cosa possiamo vederci di male?
La preside dell’istituto di Moncalieri, Valeria Fantino, ha promosso l’iniziativa persino su Facebook giusto per ottenere l’approvazione necessaria.
Fateci capire, usa un social network dove la principale fonte di condivisione é l’apparire per limitare l’apparire dei suoi alunni?
Non ci siamo.

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